L'attuale palazzo Castellani di Sermeti conserva al proprio interno una serie di stratificazioni costruttive che risalgono al tardo medioevo. Chiaramente leggibile è ancora oggi il pregevole intervento tardo cinquecentesco commissionato dall'allora proprietario Teodosio Dondonini. Di questa parte del palazzo rimangono alcuni brani di affreschi rinascimentali, emersi durante l'ultimo restauro, riconducibili alla bottega dei Ligozzi (secoli XVI e XVII). Della facciata tardo-cinquecentesca si conserva purtroppo solo una fotografia ottocentesca che consente però di riconoscere chiaramente il linguaggio architettonico veronese post-sanmicheliano.

Il complesso, ereditato dai Maffei nei primi anni del ‘600, venne da questi ultimi ampliato tramite l’accorpamento di edifici confinanti, ai quali fu data unità spaziale a fine ‘700, su progetto di Luigi Trezza (1752-1823), protagonista dell’architettura veronese di quel periodo, mediante la realizzazione della monumentale facciata sul primo cortile, del solenne androne a colonne ioniche e del maestoso scalone a tenaglia, elementi tuttora esistenti. Passato ai Canossa nel 1826 il palazzo fu poi acquistato nel 1867 dai Castellani di Sermeti, che decisero un nuovo intervento; il progetto dell'ingegnere Giuseppe Manganotti ne rinnovò compiutamente gli esterni nelle sobrie forme ancora perfettamente leggibili grazie al recentissimo restauro.